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La figura dell’ostetrica

Tradizionalmente, nella nostra società, in gravidanza le donne si rivolgono a un medico e hanno “il loro ginecologo”, nonostante l’ostetrica sia la figura deputata all’assistenza della donna fin dai tempi antichi. La gravidanza, infatti, se non complicata da patologie, non costituisce una malattia, che quindi va curata, bensì un momento particolare della vita di una donna.

L’ostetrica, che oggi segue un percorso formativo universitario di tre anni, è la professionista competente che con continuità dell’assistenza si occupa di tutto il percorso nascita, dalla gravidanza al puerperio. Può accompagnarvi in gravidanza con i controlli e con i corsi di preparazione al parto, accertandosi della salute vostra e del vostro bambino e dandovi gli strumenti corporei e cognitivi per affrontare questo periodo speciale. Può assistervi in modo autonomo al parto fisiologico in ospedale e a casa vostra, seguirvi durante il puerperio e accompagnarvi in allattamento, di cui è esperta.

Questa cura di base dell’ostetrica alle gravidanze e ai parti fisiologici ridurrà molti interventi inutili e permetterà al medico di occuparsi meglio delle vere e proprie patologie.

Chi mi accompagnerà in Sala Parto?

Più si avvicina il momento del parto e più potresti porti questa domanda…
Oggi la maggior parte delle donne desidera accanto a sé nel momento del parto il proprio compagno, ma questa scelta non è sempre priva di timori…

UN ACCENNO STORICO…
Negli anni ‘70-‘90, improvvisamente le donne hanno incominciato a volere con loro il partner in sala parto. Come mai? Sul piano storico è successo che il parto, proprio in quegli anni, si spostò dalla casa per entrare nei grandi OSPEDALI. Quindi le donne si trovarono a dovere affrontare delle situazioni completamente nuove: partorire in luoghi estranei, con degli estranei…non si era mai visto! …e neppure che le ostetriche assumessero connotazioni ospedaliere.
Le donne desiderarono accanto a loro la FIGURA FAMILIARE del loro compagno. Così il padre entrò in sala parto, gli fu dato un camice e una mascherina… e fu invitato a mettersi in un angolo.
In alcuni ospedali le donne, libere di muoversi, si appendevano al collo del proprio compagno al momento della nascita del loro bambino: si trattava non di una mera presenza ma di una PARTECIPAZIONE ATTIVA.
Verso gli anni ’70, quando sono nate queste nuove idee, non c’erano ancora molte esperienze del genere. Con il passare degli anni sempre più ospedali hanno permesso la partecipazione attiva del padre in sala parto.

 

CHE COSA PUO’ SIGNIFICARE PER TE AVERE IL TUO COMPAGNO VICINO?
Potrebbe essere un grande conforto, un motivo di soddisfazione e di rassicurazione. Il tuo compagno in questo momento può esserti di aiuto sostanziale, semplicemente standoti vicino, incoraggiandoti e trasmettendoti forza e protezione. Inoltre, la presenza del partner aiuta a favorire un clima di intimità per la nascita del vostro bambino.
Ricordati però che non esiste un libretto di istruzioni su come tu e il tuo compagno dobbiate comportarvi durante il travaglio e al momento del parto: provate a lasciare spazio alla vostra spontaneità.
È importante non dimenticare che il parto è un evento del tutto naturale, che segue le regole della natura: a volte, quindi, è bene lasciar posto anche all’improvvisazione, senza fare troppi progetti su come sarà o dovrà essere il parto.
Abbiamo intervistato 12 donne in dolce attesa, per cercare di capire quali sono i loro desideri riguardo alla presenza del loro compagno in sala parto. Sono state poste loro tre domande:

Chi vorresti ti accompagnasse in Sala Parto?

Tutte hanno risposto che preferirebbero essere accompagnate dal marito. Nel caso il partner non volesse o non potesse stare loro vicino, vorrebbero essere sostenute da figure femminili quali la madre, la sorella o una cara amica.

 

Cosa vorresti facesse questa persona?

·         sosteneremi

·         aiutarmi standomi vicina

·         dirmi la verità

·         incoraggiarmi

·         aiutarmi a respirare

·         farmi mantenere la calma

·         tranquillizzarmi

 

Cosa vorresti NON facesse questa persona? Cosa ti infastidirebbe?

·         dirmi che cosa devo fare

·         non dire la verità

·         perdere la calma

·         svenire

·         non capire il mio stato d’animo

·         non capire le mie paure

·         Queste risposte possono esserti di aiuto per capire che non sei la sola ad avere desideri, dubbi e timori rispetto alla presenza e al possibile comportamento del tuo compagno in sala parto. Ricordati comunque che lasciarsi andare può aiutare a creare una sintonia tra di voi che permetta l’aiuto reciproco; è importante quindi non pretendere ma riuscire a comunicarvi le vostre esigenze con fiducia e rispetto.
Sappi inoltre che la natura ha fornito te e il tuo compagno di un istinto genitoriale che potrà guidarvi in questo grande cambiamento!!!

 

UN MOMENTO IMPORTANTE ANCHE PER IL PAPA’…
Spesso si parla solo delle eventuali reazioni negative del compagno di fronte alla vista di sangue, alla sofferenza della donna e alle procedure mediche.
Raramente invece si parla delle emozioni positive che il papà può provare al momento della nascita del proprio bambino, che è un momento importante anche per lui.
Abbiamo intervistato alcuni papà che hanno assistito al travaglio e alla nascita del proprio bambino; alla domanda “che sensazioni hai provato?” hanno risposto così:

·         un’emozione straordinaria, indicibile

·         un senso di grande intimità e tenerezza

·         gratitudine per la mia compagna

·         orgoglio e commozione nel vedere il piccolino che si affaccia alla vita

·         sensazione che l’essere padre inizi in quel momento di nodo in gola e batticuore

·         un grande senso di responsabilità

·         un senso di sollievo, quando la vista del bambino sano e strillante placa ogni ansia su possibili problemi di salute del bimbo

·         un’emozione di chiusura di un capitolo della propria vita e di apertura di uno nuovo. Il diventare padre rappresenta una nuova e profonda esperienza, bella e intensa ma anche impegnativa.

 

CHE COSA PUO’ ESSERE PERCEPITO COME “TRAUMATICO” DAL PARTNER AL MOMENTO DELLA NASCITA DEL PROPRIO BAMBINO?
Il tuo compagno potrebbe sentirsi “inutile”, se non addirittura d’impiccio. Qualcuno si sente in colpa, alla sola idea di poter vedere la propria donna soffrire per partorire, e frustrato al sentire di non poter far niente per alleviare il dolore di lei. Altri dicono di non sopportare la vista del sangue, l’odore dei disinfettanti, l’ambiente molto medicalizzato. Altri ancora vivono come molto traumatico proprio il momento della nascita del figlio, specie se è necessaria l’episiotomia (il taglio che viene fatto per agevolare l’uscita della testa e del corpo del piccolo).
La vulnerabilità emotiva alla vista del parto non ha nulla a che vedere con il coraggio di un uomo, la sua affidabilità, la sua forza d’animo o la sua intelligenza. Ci sono uomini di grande qualità che serenamente dicono di non sentirsi di stare in sala parto.
Quando un uomo non si sente di assistere al parto è bene non insistere. Il partner può adorare la compagna, aver desiderato immensamente questo bambino e tuttavia sentire che questa potrebbe essere per lui un’esperienza emotivamente traumatica, negativa, che è meglio evitare. Inoltre, non è affatto vero che “tutti gli uomini vanno in sala parto”.
I dati del nostro Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ci mostrano una realtà molto differente, che è bene conoscere, anche per capire che la realtà dei sentimenti e dei comportamenti umani è molto varia, e va compresa e rispettata, specie in un momento così delicato della vita di coppia qual è la nascita del proprio figlio.

 

QUANTI SONO I PADRI CHE ASSISTONO ALLA NASCITA DEL PRIMO FIGLIO?
La percentuale (secondo dati ISTAT) varia molto nelle diverse regioni italiane, con una media del 66,1%.
E’ massima nel Nord-Ovest (con il record italiano dell’87,8% di padri in sala parto) e nel Nord-Est (83,9%), minima al Sud, dove i padri entrano in sala parto solo nel 31,1% dei casi.
Diversi fattori possono influenzare la scelta: culturali, emotivo-affettivi, ma anche strutturali.
Sempre i dati ISTAT ci dicono che in molti ospedali, specie al Sud, la presenza del padre non è ancora ammessa in sala parto.

 

È POSSIBILE MEDIARE TRA IL TUO DESIDERIO DI AVERLO VICINO E I SUOI TIMORI ALL’IDEA DI ASSISTERE AL PARTO?
Potrebbe aiutarvi seguire insieme il corso di preparazione al parto. Molti corsi prevedono infatti degli incontri anche con i papà, i quali possono esprimere i propri desideri e i propri timori confrontandosi con altre persone nella stessa situazione.
La funzione di questi corsi non è quella di spiegarvi esattamente cosa succederà e come vi dovrete comportare durante il travaglio e il parto, ma piuttosto quella di chiarire eventuali vostri dubbi, di favorire il confronto e di ritagliare uno spazio emotivo dedicato a voi, per la nascita della vostra famiglia.
L’amicizia che si crea fra tante coppie consente infine di condividere ulteriormente e con soddisfazione una fase speciale della propria vita.
Un’altra soluzione che non viene però quasi mai presa in considerazione è che il tuo compagno stia vicino a te durante tutto il travaglio, e poi possa scegliere liberamente se assistere o meno anche alla nascita del vostro bambino. Questo consente comunque una condivisione importante di emozioni, di solidarietà, di tenerezza, di intimità, di progettualità, rispettando nello stesso tempo il bisogno di lui di non assistere alla parte più potenzialmente traumatica del parto e il tuo desiderio di averlo vicino.

 

E SE NON AVESSI UN COMPAGNO PER IL PARTO?
In questo caso sappi che puoi farti accompagnare in sala parto da qualsiasi persona tu voglia e che ti possa infondere fiducia e sostenere in questo momento così importante. Può essere positiva la presenza di una donna, magari che abbia già vissuto l’esperienza del parto; ad esempio potresti scegliere di avere accanto tua mamma, tua sorella, una tua cara amica…
Nel caso in cui non avessi nessuno che ti accompagni in sala parto, sappi che l’ostetrica non è solo colei che farà nascere il tuo bambino, ma la sua funzione è anche quella di sostenerti ed aiutarti in questo momento così emotivamente delicato.

 

Cosa portare in ospedale?

Il travaglio può insorgere anche una o due settimane prima dalla data presunta del parto. La scadenza infatti, è soltanto indicativa e il piccolo può dare segnali di voler venire allo mondo anche 15 giorni prima o farsi aspettare per un periodo altrettanto lungo dopo il termine. Per questo, si considerano a termine le gravidanze che si concludono in un periodo compreso tra le 37 e le 42 settimane gestazionali. In ogni caso, è bene non farsi cogliere impreparate al momento della comparsa delle contrazioni da travaglio.
È consigliabile preparare la valigia circa 1 mese prima della data presunta del parto per non trovarsi poi a dimenticare le cose necessarie. É utile stilare un elenco di ciò che non dovrà mancare (a volte può essere fornito dall’ospedale) e stendere un promemoria con le istruzioni da seguire prima del ricovero (cose da mettere in valigia all’ultimo momento come lo spazzolino da denti, il dentifricio, il deodorante…).


Che cosa mettere nella valigia per sé e per il nascituro?

·         cartella clinica di maternità, ossia la raccolta completa degli esiti dei vari esami eseguiti in gravidanza che saranno indispensabili ai medici per valutare l’andamento del travaglio e del parto e per adottare eventuali precauzioni.

·         documenti personali: carta d’identità, carta dei servizi, codice fiscale, cartellino del gruppo sanguigno (o gli esiti di esami che lo hanno identificato).

 

Per la mamma…

·         camicia per il parto

·         camicie da notte per la permanenza in ospedale (possibilmente aperte davanti per permettere l’allattamento)

·         reggiseni morbidi e comodi, che non costringano il seno

·         mutande alte con elastici morbidi al giro gamba per trattenere bene di assorbenti (in commercio si trovano anche in carta usa e getta o in rete morbida)

·         assorbenti igienici grandi e consistenti per il post-parto

·         un sacchetto per riporre la biancheria sporca

·         una vestaglia

·         un paio di pantofole

·         calze

·         asciugamani per l’igiene personale

·         necessario per la quotidiana igiene personale

·         fazzolettini di carta

 

Per il bebè…

·         body intimi di cotone

·         vestitini (almeno 1 per giorno di degenza + 2 di scorta)

·         calzine di cotone

·         bavaglini

·         asciugamani in cotone, morbidi

·         abbigliamento per il giorno in cui ritornerete a casa

·         Informati se i pannolini, la copertina per la culla, i lenzuolini e il materiale per l’igiene del neonato sono forniti dall’ospedale.

 

Quando andare in ospedale?

La data presunta del parto, in genere, è soltanto indicativa. Ogni parto e ogni travaglio, infatti, seguono un loro corso e non esiste una tabella di marcia valida per tutte le donne.

Non esistono regole fisse che preannuncino l’inizio del travaglio… Ci sono tuttavia alcuni segnali che possono indicare che il bimbo nascerà presto: alcuni di questi possono manifestarsi qualche giorno prima dell’inizio del travaglio.

Ecco quali:

 

Il distacco del tappo mucoso

La perdita del tappo mucoso non provoca dolore e perciò può passare inosservata se, per esempio, si verifica mentre vai in bagno. Il tappo mucoso è costituito dal muco che fino a quel momento chiudeva il collo dell’utero isolando la cavità uterina dall’ambiente esterno. Si tratta di una perdita di consistenza gelatinosa (più densa delle perdite vaginali che compaiono in gravidanza) e può essere striata di rosa o di rosso. La presenza di gocce di sangue è dovuta alla rottura dei vasi capillari che si verifica quando il collo dell’utero comincia a dilatarsi.

 

La comparsa di lievi dolori

Si tratta di dolori simili a quelli mestruali che possono coinvolgere anche la parte bassa della schiena: è probabile che il tuo travaglio abbia inizio nel giro di qualche giorno. È consigliabile aspettare e, soprattutto, non allarmarsi: l’utero si sta semplicemente preparando.

 

Le contrazioni preparanti

Le false contrazioni compaiono a intervalli irregolari, in genere non sono ravvicinate tra loro (in alcuni casi, però, possono presentarsi anche a intervalli di 5-10 minuti) e possono cessare all’improvviso. L’intensità del fastidio è più o meno sempre la stessa e non tende ad aumentare progressivamente. È consigliabile aspettare e non allarmarsi. Non sentirti delusa: anche tali contrazioni hanno una loro funzione, si tratta di una prova generale per l’utero detta fase prodromica, ossia periodo preparatorio, molto utile prima del travaglio e che può durare in alcuni casi anche qualche giorno, con lunghe pause.

ANDARE IN OSPEDALE QUANDO…

·         Le contrazioni si susseguono a intervalli regolari di tempo, con frequenza sempre più ravvicinata e intensità e durata crescenti. Le contrazioni, infatti, diventano progressivamente sempre più dolorose. Il passaggio dalle contrazioni preparatorie a quelle da travaglio non è sempre netto, ma queste ultime possono essere facilmente riconosciute per le loro particolari caratteristiche: le contrazioni da travaglio di parto, una volta iniziate, non si interrompono e le pause tra una contrazione e l’altra sono regolari e via via sempre più brevi. É consigliabile andare in ospedale quando le contrazioni si succedono a circa una distanza di 5 minuti e quando hanno una durata di 40-50 secondi circa.

QUALCHE CONSIGLIO: Una mamma tranquilla può rimanere a casa anche a lungo e dedicarsi a ciò che più la rilassa. Non ci sono restrizioni particolari e non esiste un percorso uguale per tutte le donne. L’importante in questi momenti è ascoltare te stessa e il tuo corpo, pensare al tuo bambino che tra poco incontrerai…anche lui si sta preparando come te al grande evento!!! Prima di andare in ospedale puoi ad esempio sistemare le ultime cose, leggere un libro, ascoltare della musica o fare un bagno tiepido. Infine è bene mettersi un assorbente e portarsi un asciugamano da appoggiare sul sedile dell’auto nel caso si dovessero rompere le acque durante il tragitto.

·         Si rompono le acque e senti scolare liquido amniotico, anche se non sono ancora cominciate le contrazioni. A questo punto, il bebè non è più difeso dall’ambiente esterno ed è esposto a possibili infezioni. In ospedale il medico provvederà a prescriverti una terapia antibiotica per ridurre il rischio di infezioni. Se il liquido amniotico che scola è chiaro non c’è urgenza, potete andare con calma in pronto soccorso. Viceversa, se il liquido è giallo o verdastro, è meglio accelerare i temi e presentarsi entro breve in ospedale.

·         Compaiono perdite di sangue rosso vivo: possono essere dovute a un problema della placenta che va affrontato subito.

·         Non senti più muovere bene il tuo bambino. Ogni mamma durante la gravidanza impara a conosce le abitudini del suo bimbo, quindi le risulta molto semplice accorgersi se qualcosa si discosta dalla normalità.

·         Sei colta da un senso di agitazione. Finché le contrazioni non sono troppo forti è consigliabile stare a casa, perché l’ambiente è più confortevole e meno stressante. Tuttavia alcune donne si sentono più tranquille se vivono questo momento all’interno di un ospedale: è una questione personale…l’importante è scegliere la situazione che dà più tranquillità!

 

Farmaci e gravidanza

Un problema che ci si pone frequentemente nel corso del gravidanza è il rischio legato alla eventuale assunzione di farmaci, la quale può essersi verificata già nel corso della gravidanza o spesso in prossimità del periodo del concepimento. E’ infatti noto che vi sono farmaci il cui utilizzo è sconsigliato in gravidanza, per il rischio di un possibile danno a carico del feto.

Tale problema può presentarsi in diverse circostanze…

Se non hai programmato una gravidanza ma non usi un metodo contraccettivo sicuro…

Dato che spesso una gravidanza si verifica casualmente (senza cioè che sia stata preventivamente programmata) utilizza farmaci solo se strettamente necessari. Ciò è particolarmente importante per la donna che non usa un sistema contraccettivo sicuro, e che quindi preveda l’eventualità di una gravidanza. Se il farmaco da utilizzare è sicuramente controindicato in gravidanza, prima di iniziare la terapia è opportuno verificare l’esistenza della gravidanza. Prudenzialmente può essere opportuno fare la terapia nel periodo successivo alla comparsa della mestruazione; in tal caso infatti il verificarsi della mestruazione escluderebbe la gravidanza.

 

Se stai cercando una gravidanza…

Utilizza farmaci solo se strettamente necessari e di provata efficacia. Sospendi la terapia, se rischiosa per il feto, appena ti accerti dell’esistenza della gravidanza. Qualora  invece fosse assolutamente necessario continuare la terapia anche in gravidanza il medico ti prescriverà il farmaco meno rischioso. Ricorda che per alcuni farmaci, se programmi una gravidanza, è opportuna la sospensione della terapia anche alcuni mesi prima della gravidanza.

 

Se hai assunto farmaci nelle prime settimane di gravidanza…

In tali circostanze va valutato con precisione tipo e dosaggio dei farmaci, nonché il periodo esatto di gravidanza durante il quale si è verificata l’ assunzione dei farmaci. Rivolgiti al medico.

 

REGOLE FONDAMENTALI

·         Se stai cercando una gravidanza, se ti è possibile, effettua eventuali terapie farmacologiche, quando necessarie, nella prima fase del ciclo, prima del periodo del concepimento (entro il 14° giorno dall’ultima mestruazione).

·         In caso di ritardo mestruale o se il test di gravidanza risulta positivo, sospendi eventuali terapie con  farmaci di dubbia azione sulla gravidanza.

·         Evita l’assunzione di qualsiasi farmaco, salvo diversa indicazione medica, soprattutto nelle prime 10 settimane di gravidanza. In questo periodo avviene la formazione degli organi del tuo bambino.

·         I farmaci che si usano comunemente (per il mal di testa, per l’influenza, per le allergie) non hanno effetti negativi dimostrati, per cui l’assunzione accidentale nelle prime fasi della gravidanza non presenta di solito problemi. In qualsiasi caso, riferisci al medico qualsiasi farmaco assunto.

·         Se hai problemi che necessitano di terapie farmacologiche croniche (ad esempio ipertiroidismo, ipotiroidismo, diabete, ipertensione, epilessia, sindrome depressiva), parlane con il medico prima di intraprendere una gravidanza. Alcune terapie dovranno essere modificate o anche sospese prima della gravidanza, mentre altre dovranno essere continuate.

·         Cerca di non rimanere gravida in concomitanza di viaggi all’estero che ti obbligano a eseguire vaccinazioni o profilassi contro malattie esotiche.

·         Se stai assumendo la pillola contraccettiva, è consigliabile abbandonarla qualche mese prima del concepimento, in favore di un metodo contraccettivo alternativo.

Se stai seguendo una terapia con farmaci potenzialmente teratogeni adotta un mezzo contraccettivo efficace!

 

Viaggiare in gravidanza

I viaggi in altri paesi portano talvolta a contatto con patologie non usuali.

I nativi sono abituati alla presenza di alcuni microrganismi reperibili nel cibo e nelle bevande, ma gli stessi possono essere causa di patologie nel nuovo ospite. La cosiddetta diarrea del viaggiatore può essere un disturbo leggero per chi non è in gravidanza, ma può diventare un serio problema per la gestante. In caso di diarrea è bene reintegrare la perdita di liquidi bevendo molto. E’ anche utile portare con sé dei farmaci per affrontare questo disturbo, da assumere solo dopo aver consultato il medico.

Ma il sistema migliore per prevenire il contagio è fare attenzione all’alimentazione…

·         Bevi solamente acqua pura imbottigliata e bevande leggere.

·         Non usare ghiaccio nelle bevande, non bere dalla bottiglia ed usa preferibilmente bicchieri di carta.

·         Evita frutta fresca e verdura a meno che non venga precedentemente cotta e sbucciata.

·         Fai attenzione a cibi crudi o poco cotti (possono essere veicolo di toxoplasmosi).

·         Accertati che il latte assunto sia effettivamente pastorizzato.

 

Malaria

La malaria e’ un infezione tropicale trasmessa dalla puntura di una zanzara. Causa anemia e sintomi simil-influenzali. Nella donna in gravidanza può determinare aborto, ritardo di accrescimento fetale ed altri gravi problemi. Evitare le punture di zanzare nelle aree endemiche non è facile… può essere utile l’uso di abiti coprenti e di repellenti per le zanzare sotto forma di spray o lozioni.
Non esistono farmaci che proteggano con sicurezza dalla malaria, tuttavia la clorochina può fornire un aiuto sia nella prevenzione che nel trattamento. L’assunzione andrebbe effettuata prima, durante e dopo il viaggio per alcune settimane. E’ preferibile non recarsi nelle zone endemiche e soprattutto dove esistono quei tipi di malaria che non rispondono alla clorochina.

Vaccinazioni

Alcuni paesi richiedono la vaccinazione obbligatoria prima del viaggio. E’ preferibile somministrare il vaccino prima della gravidanza. È importante tenere presente che molti vaccini non sono proprio utilizzabili in gravidanza! In questi casi è preferibile pertanto rinviare il viaggio a dopo il parto.

Alimentazione in gravidanza

La gravidanza si presenta come un evento biologico particolare durante il quale, mai come in nessun altro periodo della vita, la salute di un individuo dipende strettamente dalla salute di un altro.

Mantenere una sana alimentazione durante la gravidanza è essenziale per la tua salute e per l’adeguato sviluppo del tuo bambino…

Per te futura mamma non sono necessarie particolari limitazioni dietetiche. È anzi raccomandata una dieta varia, ricca e appetitosa!!!

L’incremento di peso ideale da ottenere dall’inizio alla fine della gravidanza è intorno ai 10-12 Kg.

 

SETTIMANE GESTAZIONALI

AUMENTO PONDERALE

12

1 Kg

20

4 Kg

30

8 Kg

40

12 Kg

 

L’aumento ponderale è dovuto a diversi fattori: riserva di grasso, feto, aumento del volume di sangue, incremento dei fluidi, crescita uterina, liquido amniotico, placenta, tessuti mammari.

 

INCREMENTO DEL DISPENDIO ENERGETICO E FABBISOGNI NUTRIZIONALI

Durante la gravidanza è richiesta una maggiore quantità di energia dovuta alla crescita del feto, della placenta e dei tessuti materni. Inoltre, la concentrazione di molti nutrienti è inferiore a causa dell’emodiluizione tipica della gravidanza. L’aumentato fabbisogno energetico, tipico del secondo e terzo trimestre di gravidanza, è di circa 300-400 kcal/die.

Una donna che abbia una massa corporea media e svolga una comune attività fisica non deve sentire il bisogno di pesare i cibi e di usare tabelle energetiche per nutrirsi nel corso della gravidanza; probabilmente andrà senz’altro bene che si regoli “a occhio” sulle porzioni alimentari perché è già abituata ad introdurre quanto le serve al punto giusto. Per raggiungere la quota calorica richiesta in gravidanza e durante l’allattamento è normalmente sufficiente aumentare la quantità di alimenti consumati normalmente. In generale, quindi, una dieta idonea e corretta è sufficiente al progredire di una gravidanza senza rischi e al sostentamento di un normale allattamento. Ci sono però alcuni nutrienti, il cui apporto potrebbe essere non del tutto soddisfacente: in tal caso un’opportuna supplementazione potrebbe essere consigliabile.

Il lieve incremento del fabbisogno energetico durante la gravidanza non deve far dimenticare l’importanza di mantenere un adeguato equilibrio tra proteine, carboidrati e grassi come del resto sarebbe sempre giusto fare in ogni fase della vita.

 

PROTEINE: 20% del fabbisogno energetico giornaliero.

In gravidanza il fabbisogno di proteine/die raddoppia, per consentire un corretto sviluppo del feto. Sono contenute principalmente in cibi come carne, pesce, uova, legumi e formaggi.

 

CARBOIDRATI: 50% del fabbisogno energetico giornaliero.

Vanno assunti principalmente sotto forma di zuccheri complessi e non di zuccheri semplici. Questo significa che vanno privilegiati i cibi quali pane, pasta, riso e polenta anziché dolci, dolciumi e bevande dolcificate.

 

GRASSI: 30% del fabbisogno energetico giornaliero.

Una rilevante parte di grassi viene assunta con quegli stessi cibi che abbiamo nominato prima. Preferire una maggior quota di grassi di origine vegetale o di pesce.

Oltre al fabbisogno calorico, in gravidanza e durante l’allattamento aumenta anche il fabbisogno di vitamine e sali minerali.

 

ACIDO FOLICO

Svolge un ruolo essenziale nella sintesi dei globuli rossi ed è quindi importante per la prevenzione dell’anemia. I cibi a buon contenuto di acido folico sono i vegetali a foglia larga, il fegato, gli agrumi, i legumi, il pane integrale, il pesce, il pollo, il tacchino e i latticini. Malgrado una corretta alimentazione, in alcuni casi gli esami potranno mostrare dei segni di relativa carenza di acido folico: questa potrà essere all’occorrenza corretta attraverso la prescrizione di un’integrazione farmacologica appropriata. Per prevenire i difetti del tubo neurale (spina bifida ed anencefalia), patologie associate alla carenza di folati, è stato dimostrato che la supplementazione dovrebbe iniziare 3-4 settimane prima del concepimento.

 

FERRO

E’ un elemento indispensabile alla formazione dell’emoglobina, cioè di quella proteina che risiede sui globuli rossi e che consente di legare l’ossigeno in modo che quest’ultimo dai polmoni venga poi trasferito a tutti gli organi del corpo nonché al feto per garantire i processi di respirazione cellulare dei tessuti e quindi la vita. Il fabbisogno di ferro aumenta notevolmente durante la gravidanza: la dose giornaliera raccomandata è infatti di 30 mg, il doppio rispetto a quanto ne serve normalmente a una donna. Gli alimenti ricchi di ferro sono la carne, il pesce, il pollame, la frutta a guscio e i cereali. Mentre al di fuori della gravidanza, in condizioni di fisiologia corporea, un’alimentazione normale consente di ottenere l’adeguata quota di ferro richiesta dai processi biologici, durante la gravidanza e soprattutto dopo il parto, spesso si deve ricorrere alla sua supplementazione.

 

Alcuni consigli…

·         Ripartisci le calorie giornaliere (circa 2000 calorie) in cinque pasti: colazione, spuntino a metà mattina, pranzo, merenda a metà pomeriggio, cena.

·         Bevi almeno due litri di acqua al giorno

·         Limita al massimo l’uso del sale in tavola

·         Fai molta attenzione al consumo di carne in gravidanza. Insaccati, salumi e carni poco cotte possono infatti aumentare il rischio di contagio da Toxoplasmosi. Ti consigliamo soprattutto carne magra o sgrassata e ben cotta, almeno 4 o 6 volte alla settimana. Evita gli insaccati o scegli quelli più magri come il prosciutto cotto o la bresaola.

·         Preferisci pesce fresco e ben cotto a quello affumicato, crudo o inscatolato.

·         Frutta e verdura, pulita o sbucciata con cura, può essere consumata più volte al giorno. Cerca di preferire frutta e verdura fresca di stagione.

·         Se non mangi tanta carne, i legumi ti aiutano ad integrare la dieta di ferro e uniti ai cereali costituiscono un’ottima fonte di proteine.

·         L’olio extravergine di oliva può essere consumato giornalmente per condire o cucinare, e in alternativa può essere sostituito dall’olio di semi. Anche il burro, in quantità limitata e mai fritto, è utile per il contenuto di vitamina A e B.

·         Evita assolutamente il consumo di alcolici

·         Limita il consumo di caffè, tè e bevande contenenti caffeina.

 

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